Dall’immagine statica all’immagine dinamica: progressi e nuovi “modi rappresentativi” nell’arte visiva

(da Il Suono Visibile – Semiografia del Sentire Soggettivo“, Capitolo II, p.2)


A partire dai primi anni del Novecento innumerevoli passi avanti sono stati fatti nell’ambito sia della creazione che della fruizione dell’evento artistico in genere. Tutto si evolve con ritmi vertiginosi, seguendo il passo della crescita tecnologica che ha portato alla nascita della multimedialità ed al notevole aumento dell’importanza dei media come strumento comunicativo e nuovo veicolo di diffusione di cultura, costume ed arte. A tutto ciò si associa un nuovo modo di vivere ogni singolo evento, sia a livello individuale che sociale, che implica maggiore velocità e consumo, i quali richiedono a loro volta forme espressive rapide, facili ed intuitive.
Lungo è stato il cammino che ha portato dai primi movimenti di ribellione nei confronti dell’arte dell’Ottocento (Fauves, Blaue Reiter, Cubismo, Espressionismo, Astrattismo, Surrealismo etc.) alle nuove forme d’arte contemporanea ed è stato frutto di corse con e contro il tempo e di studi sulla comunicazione e sulla comunicatività che l’arte oggi deve assolutamente possedere per  essere in grado di esprimere se stessa.
Ogni nuova forma di tecnologia interferisce con le nostre capacità cognitive e plasma il modo in cui siamo in grado di percepire e rappresentare la realtà che ci circonda. Il mezzo tramite il quale veicoliamo il messaggio condiziona ed è fortemente condizionato dall’evoluzione storica, tecnologica e sociale dell’umanità stessa, pertanto i modi di trasmissione della conoscenza e del sapere giocano un ruolo fondamentale anche nella diffusione di  tutte le forme artistiche.
I cambiamenti avvenuti negli ultimi anni si manifestano in ogni ambito della vita di tutti i giorni: dalla scuola al modo di lavorare, al tempo libero. La diffusione della cultura in questa epoca telematica diviene inoltre più ampia a causa della maggiore quantità e della maggior potenza dei mezzi di comunicazione, che ne rendono la fruizione più massificata che in passato.
Si potrebbe parlare a livello evolutivo di una sorta di mutazione genetica che sposta l’attenzione dall’Uomo che usufruisce della cultura in forma scritta, codificata in libri, immagini dipinte, suoni prodotti mediante strumenti analogici, all’Uomo che si nutre di una cultura fatta di immagini in movimento, luci, colori, suoni prodotti con strumenti digitali e sfrutta appieno tutti gli stimoli sensoriali provenienti dal nuovo mondo tecnologico, siano essi tattili, visivi, olfattivi, sonori, gustativi.
Si è già trattato della trasformazione involontaria ed immediata di stimoli esterni in immagini direttamente coinvolgenti i processi di memoria. La nuova tecnologia aiuta questo procedimento, lo semplifica, lo rende evidente al di fuori di noi, proiettando direttamente all’esterno quanto di mentale esiste nella percezione del modo fisico di tutti i giorni. L’apprendimento e l’informazione seguono quindi un modello visivo fondato sull’interpretazione di segni visibili e facilmente decodificabili che rendano ogni approccio ad essi più immediato in modo che raggiunga soggetti appartenenti ad universi culturali quanto più eterogenei possibile.
Si tratta in fondo di un ritorno ad un passato estremamente remoto in cui la modalità di conoscenza primaria era proprio quella visiva: basti pensare al fatto che i primi tentativi di comunicazione scritta furono le pitture murarie primitive. Questo fa pensare che forse la comunicazione per immagini è più immediata e semplice di quella scritta o verbale.
D’altronde è anche vero che l’immagine in sé è costituita in realtà da una serie di punti luminosi disposti variamente sulla retina. Ciò che in effetti arriva a divenire immagine vera e propria non è altro che una rielaborazione di questi punti a livello del sistema nervoso centrale. Questo dimostra quanto comunque nel processo fruitivo sia importante la mente umana, coadiuvata dai sensi e dalle capacità percettive individuali.
Appare fondamentale oggi, nel divenire costante ed estremamente rapido del Mondo e dell’Umanità, che il linguaggio dell’arte sia comprensibile, che passi un messaggio preciso tra il creatore ed il suo pubblico, che l’arte stessa divenga elemento presente nella vita dell’Uomo comune in modo da non rimanere fine a se stessa, ma si trasformi in veicolo di immagini e di sensazioni forti, più facilmente condivisibili e riconoscibili.
L’elettronica in musica e le tecniche di rappresentazione digitale fanno quindi parte di un’evoluzione necessaria di ciò che precedentemente erano musica e pittura analogiche. Entrambe, con la loro estrema flessibilità, rendono possibile spaziare in ambiti vastissimi, amplificano le possibilità creative che un tempo erano limitate all’uso di strumenti e pennelli e carboncini senza però pretendere di sostituire quei mezzi espressivi nonostante possano apparire obsoleti. Il loro compito appare piuttosto quello di farsi portatrici di nuovi modi di produrre arte, modificandone anche la sostanza creativa.
La grande differenza tra strumenti tradizionali e tecnologie digitali consiste nel fatto che queste ultime presentano una sorta di vita ed intelligenza proprie, che si manifestano tramite i programmi, anche  estremamente complessi a volte, che permettono all’utente, sia esso artista che semplice appassionato, di creare l’opera. Ed ecco che appare chiaro come l’evoluzione tecnologica abbia portato l’arte alle masse, permettendo la creazione a chiunque senta il desiderio di esprimere se stesso e  rendendo in tal modo possibile trasformare la propria immagine mentale in immagine e/o suono reale. Non è dunque più necessario conoscere i segreti dell’arte pittorica o musicale, basta imparare ad usare i programmi creati allo scopo.
Ciò porta inevitabilmente ad una nuova visione del mondo che ci circonda e ad un nuovo modo di rapportarsi ad esso, forse più consapevole e sicuramente più partecipe.
Tutta la sperimentazione dei primi anni del Novecento sembra ora esasperarsi al punto tale che l’uso dei computers permette di impiegare, fondere, manipolare e far interagire tra loro linguaggi diversi, al limite tra reale ed irreale, lasciando ampio spazio a voli di fantasia che si trovano a cavallo tra sensazioni fisiche ed emozioni profonde.
La base visiva su cui la nuova tecnologia si fonda nasce dalla possibilità di realizzare costruzioni complesse che in passato, con i mezzi tecnici disponibili, non erano di semplice resa. La bidimensionalità viene oggi superata dalla tridimensionalità e la staticità figurativa viene superata dall’immagine in movimento. J. J. Gibson, psicologo della percezione della Cornell University, sostiene a questo proposito che è stato fino ad ora trascurato il ruolo che il movimento svolge nella percezione delle cose e che quando l’essere umano guarda cercando di comprendere la forma degli oggetti presenti in un ambiente, è proprio il movimento che ne determina la forma. Il movimento dà enormi informazioni sulla vita di un ambiente e le arti visive tradizionali trovano un limite proprio nella loro incapacità di tradurre il movimento. Il pensiero oggi si complica ed elabora visioni altrettanto complesse e sicuramente non statiche, quindi, sulla scorta di queste immagini generate interiormente, si interagisce con la realtà esterna adattandola e trasformandola in modo sempre più articolato. Il pennello virtuale  permette di lavorare sul colore, sulla forma, sul materiale in modo più accurato, dettagliato e fisicamente comprensibile di quanto non facesse il pennello analogico e questo permette di mutare in segno, icona, ogni immagine, trasformandola da oggetto artistico in oggetto comunicativo.
Lo strumento tecnologico inoltre, con la sua capacità di rendere semplice l’estensione della percezione visiva ad oggetti non fisici e a volte non necessariamente esistenti, può essere importante nell’esplicitazione del pensiero artistico presente in ogni essere umano, rendendo in tal modo più agevole anche la comprensione delle opere d’arte.
Tutto ciò potrebbe far pensare ad una fine dell’espressione artistica così come fino ad oggi si era concepita; eppure si può a ragione dire che in realtà ci si trova di fronte alla nascita di un nuovo concetto d’arte, che permette di rafforzare il legame tra creatività e società, coniando i termini di un linguaggio nuovo che ne permetta l’interazione. A tal proposito Ernst Hans Gombrich, storico dell’arte, sostiene che  lo studio dell’uso delle immagini può essere definito con il termine Iconologia, intendendo con ciò l’immagine stessa come una forma di linguaggio, separando così  l’indagine che la riguarda da quella sull’arte in generale, in modo da darle nuova importanza come forma espressiva indipendente da altre.
Nonostante tutti gli studi effettuati sull’argomento però si tende ancora a declassare l’opera digitale, il cui potere comunicativo e la cui immediatezza spesso vengono associate ad un valore culturale minore rispetto a quello che si dà generalmente ad un’opera tradizionale.
In realtà possiamo dire che la tecnica pittorica digitale rappresenta il segno espressivo della contemporaneità, ne esprime le precarietà, il movimento e la velocità. Forse quel che manca nella società attuale è la capacità di comprendere appieno come questa forma espressiva possa essere collocata tra le altre, manca un codice che spieghi come di essa si possa fruire, come possa essere commercializzata, oltre al fatto che in essa si perde il concetto di esclusività che è proprio dell’arte fin da quando è nata. In essa manca il carattere elitario, è più vicina all’uomo comune ed è a lui più comprensibile; di essa è più semplice sentirsi parte integrante. Eppure, nonostante tutte le difficoltà nel suo essere veicolata presso musei, gallerie e sale da concerto e nonostante l’incapacità che attualmente si ha di etichettarla come forma d’arte, in essa si ravvisano i segni di quella che potrebbe essere definita l’espressione della nuova modernità, grazie alla quale  infiniti appaiono i nuovi sentieri da percorrere al fine di raggiungere l’obiettivo finale di un’arte globale al di fuori di tempo e spazio codificati e definiti da regole prospettiche, pittoriche e musicali.

Simona

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