Tra Lingua e Palato

“Perché” – “perché cosa?” – “perché accade tutto questo?” – “non lo so, ma se accade, lascialo accadere”.

Ecco, questo è il punto. Lascialo accadere. Dovrei? Potrei? Vorrei? E che ne so, io! So che esiste, c’è, è lì fermo in bocca, stretto tra la punta della lingua e il palato. Se ne sta lì e, cazzo! I mesi passano. Ne sono passati infiniti e non ha piovuto, maledizione, e invece avrebbe dovuto; perché la pioggia aiuta a rendere pulito tutto, anche il cuore. Ma poi, ne ho ancora, di cuore? Quanto, dove? Non lo sento battere e non ne sento il sangue. Eppure, io, vivo e questo significa che c’è e pulsa, lui “deve” pulsare. E dunque, questa cosa a mezza gola, fissa, immobile, che non vuole andar via, che non riesco a deglutire e digerire, che non passa dallo stomaco, cosa diavolo è. Che ci fa ancora lì. Non la volevo, non l’ho mai voluta.
Io non ti ho mai voluto. Ti ho trovato lì, in quell’angolo in penombra e mi guardavi. E, non potendo fare altrimenti, ti ho guardato. E ora siamo qui, noi, a metà strada tra la punta della lingua e la gola e non andiamo da nessuna parte.
“Non me ne frega niente di fare l’amore… Mi frega di poter essere con te , in un modo o nell’altro, sempre”.
Chiudi quella bocca.
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