Tu, non Sai

“Chi sei tu?”

Non lo sai? Eppure dovresti. Certo che dovresti.

Ed era Aprile, con il tempo che non sapeva ancora se essere Primavera o lasciarsi cullare dagli strascichi bianchi dell’Inverno. Era una sera, come tante altre sere che il sole mi tramonta a sinistra, e io passeggiavo lungo la strada che porta allo strapiombo sul mare.

“Hai gli occhi chiari. Ho sempre pensato che gli occhi chiari fossero una benedizione divina” – “No, non proprio, sono di un castano molto chiaro, con qualche pagliuzza verde. Ma sai, la luce, il mare, si riflette nelle iridi”.

Ma sei tu che mi parli, o è il suono delle auto in strada? Musica di ogni genere dalla piazzetta, i cani, anche la mia che a quest’ora deve fare la sua passeggiata e strattona. “Fermati, devo fare una foto al cielo pastello. C’è la luna e sarà così grande ancora per poco. Fermati.”

“Ho visto i tuoi lavori. Sei brava, davvero.” – “Sì, beh, grazie.”

Io non sono i miei lavori, cazzo! I miei lavori sono me; cioè sì, sono parte di me. Una parte, non il tutto. Eppure, proprio tu, dovresti saperlo. Dovresti! Come fai a non accorgerti di tutto quello che mi scivola fuori dalle mani mentre ti guardo, per nascondersi in ogni sillaba che non pronuncio!

“Mi fa piacere che tu li abbia visti. Amo ciò che faccio, ci metto l’anima ed è bello trovare qualcuno che apprezza.”

Maledizione! Perché mi guardi con occhi profondi e neri come voragini, se poi è solo questo ciò che vuoi da me: sapere delle cose che faccio. Loro ti parleranno di una delle me possibili, o probabili. E io? Dove vado a finire, così, io? Tanto lo so già. Comunque vada, qualunque cosa dica o faccia pur di farti capire, sentire, vedere, ne trarrai un quadro che difficilmente muterà nel tempo. E non sarò io, quella. E te lo farai bastare, perché basta, sempre, a tutti; non certo a me che ci morirò dentro, in quella gabbia.

Ma, in fondo, cosa mai avrei potuto pretendere da un Aprile che si era confuso tra Inverno, Primavera e noi; che siamo qui e tu non sai, ancora.

“Ciao, dove sei?”

Nel  brivido che senti ogni volta che sto per iniziare a cantare. Vieni.

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