La Voce

Non so esattamente come sia andata.

Ma, d’altronde, quando mai sono stata consapevole di come le cose della mia vita siano accadute? Ne ho sempre perso le tracce; un momento prima non erano e un momento dopo erano, così , semplicemente. 

Che poi, pensandoci ancora meglio, chi mai potrebbe essere assolutamente sicuro dei perché della propria storia? Nessuno, credo. Quantomeno nessuno che non sia la quintessenza della razionalità e del pragmatismo e, francamente, io di persone così non ne conosco; forse mi evitano e fanno anche bene, dato il mio iper istinto e la mia innata propensione a galleggiare in spazi profondi e cupi, fatti d’irrealtà e utopie. O, più probabilmente, sono io ad evitare loro pur di non essere fagocitata dal mondo.

Ma so che era Domenica; di quelle che stai lì a crogiolarti nelle malinconie e nell’irrisolto. Di quelle Domeniche che passano lente e già dal mattino sai perfettamente che qualcosa non funziona.

Io, poi, le percepisco immediatamente le dissonanze. Deformazione professionale, piuttosto che un mio sentire atipico: sarà, ma potevo avvertire distintamente i pensieri formare cluster al limite dell’udibile e, io, i cluster li amo.

Il cluster: insieme di note sovrapposte che apparentemente non rispetta regole armoniche comuni, creando agglomerati di suono aspri che, messi in rapporto con l’intero compositivo, sembrano non appartenervi.

Apparentemente.

Perché in realtà c’entrano eccome, con il loro rompere uno schema per variare il piano d’ascolto e modificare lo stato emozionale. Ecco perché li amo. Destabilizzano, uccidono la quiete, ti costringono a prestare attenzione, a riascoltare, a percepire, ad andare oltre.

Quel giorno era così. Io ero così. Io volevo, pur non volendo, rimescolare equilibri, distruggere schemi, frantumare certezze e scavare, quanto più in profondità possibile dentro di me e dentro di te, in questo mio estremo, impellente, vitale bisogno che, ricordo perfettamente, non mi ha permesso di esitare, nemmeno un istante.

E sapevo esattamente cosa fare; sapevo come farlo e quando. Conoscevo l’esatto momento, come se lui stesso, il momento, mi avesse parlato dicendomi di agire fregandomene, sì, fregandomene di ogni possibile reazione e conseguenza, fosse anche il doverci svanire, dentro quel gesto che sapevo essere violenza, per te.

Click.

Trasferimento files effettuato con successo.

Hai la mia musica ora, hai la mia voce.

Hai, me.

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