Rifarei. Tutto.

Rifarei tutto. Ricomincerei, ogni volta, sempre, finché l’infinito non diventi finito. E, qualora accadesse, inizierei, ancora, e ancora, e ancora. Con la consapevolezza dell’arrivare al punto cui non si arriva, mai.

Hai visto che notte? Il cielo è così nero e pesante, che temo possa cadermi addosso, schiacciandomi. Come te.

“Ciao, scusa se te lo chiedo, va tutto bene?”

“Va tutto bene”. Che domanda inutile, che domanda retorica. Ma tu lo sei, un maestro di retorica. Sei abile a trafiggere con parole semplici, piccole, apparentemente umili nella loro ridondanza emozionale. E cosa c’è di più semplice di un “va tutto bene?” assestato lì, sul fianco e sulle labbra come un fendente che sa esattamente dove, come colpire e quando.

Perché è solo questo, in fondo, e tanto è bastato a cambiare il corso di una vita, la mia, e del sonno, e della percezione del tempo che passa, o forse no. Non passa mai il tempo in cui ci neghiamo a noi stessi, passano i giorni, loro. Tu non passi.

Quanto spesso mi sono chiesta perché. Perchè proprio io, perché quel giorno, quell’istante, quella domanda. Troppo. Ho imparato a misurare distanze in pensieri. Ho sperato di cancellarti, distruggerti. Ho tentato, sì, ho provato con tutte le forze a demonizzarti e ricacciarti nel limbo dal quale, pensavo, provenissi a turbare la mia sicura, comoda apatia.

“Niente, così, volevo sentirti. Mi mancavi”.

Uccidimi, adesso. Fallo ora perché, in una frazione di secondo, sarà troppo tardi e il mondo ci vedrà irrimediabilmente avvinghiati alla certezza di appartenerci. Mi appartieni?

“Ti mancavo?” – “Sì”

Non andrò via, non adesso, non potrei. Vorrò mancarti rimanendo lì, aggrappata a noi che siamo nulla, e siamo tutto, e siamo io, e te.

Per ogni volta in cui sono fuggita da tutto questo, per ogni volta che sei tornato.

Per ogni volta in cui ti ho letto negli occhi il possesso, la fame, l’Amore mai pronunciato.

Per ogni volta che il sorriso si trasforma in pianto, e il pianto in sospiro.

Per ogni volta che “Ci sei? Posso chiamarti? Ti va?”

Sì, ci sono, ci sono stata, ci sarò.

“Ma tu, se potessi tornare indietro, a quella sera, mi parleresti ancora?”

no, Amore mio, baciami.

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