La fase sperimentale: verso una rappresentazione emozionale

(da “Il Suono Visibile – Semiografia del Sentire Soggettivo“, Capitolo III, p.1.3)

Date le premesse tecniche possiamo dire che, se è essenzialmente corretto affermare che i suoni prodotti da strumenti, siano essi elettronici o acustici, si collocano nello spazio fuori da noi, è probabilmente altrettanto corretto dire che le sensazioni che essi suscitano, forti o deboli che siano, piacevoli o spiacevoli, rilassanti o angoscianti, trovano posto dentro di noi e questo rende quanto ascoltiamo parte integrante del nostro vissuto emotivo.
Scegliere di portare nel mondo fisico dell’immagine l’interiorità ha perciò un duplice scopo: quello di rendere più agevole l’ascolto di opere contemporanee affiancando alla tradizionale partitura cartacea bidimensionale  una  partitura video tridimensionale usando il  linguaggio dell’animazione digitale in quanto espressione di una nuova forma di semiografia e facendolo adottare all’arte per permetterle di esprimere se stessa coinvolgendo più sensi e quello di rendere partecipi delle proprie sensazioni soggettive altri ascoltatori, in modo da suscitare in loro altrettante emozioni. La scelta dell’utilizzo della grafica tridimensionale animata deriva quindi dalla volontà di non realizzare semplicemente il videoclip dell’opera musicale, ma da una precisa volontà analitica che si risolve nel tentativo di creare una corrispondenza oggettiva, seppur miscelata con la percezione individuale, tra quanto ascoltato e quanto sentito, nei termini già evidenziati nel paragrafo precedente, dando così vita ad una forma rappresentativa che sia frutto di una fusione tra partitura tradizionale e partitura d’ascolto.
Tutto ciò è all’origine dunque di una serie di piccoli esperimenti che si basano proprio sulle reazioni sinestesiche che in ognuno di noi, sia che si tratti di soggetti normali che di soggetti sinestesicamente predisposti si presentano  durante l’ascolto di brani musicali.
In questo particolare caso si è optato per la musica spettrale in quanto il modo compositivo di questa corrente artistica contemporanea, con la sua riproduzione di spettri sonori complessi e la ricerca costante che si ripromette di portare al macrocosmo fisico uditivo quanto di nascosto esiste nel microcosmo timbrico del suono, appare il terreno più fertile per una rappresentazione visiva. La ricchezza di dettagli presenti nelle opere di autori come Griséy, Murail e Dufourt e la cura con la quale nelle loro partiture vengono evidenziati tutti gli elementi sonori ed il loro trattamento, consente un’analisi estremamente accurata e, dal punto di vista immaginifico, lascia spazio per una visualizzazione altrettanto dettagliata.
Il punto di partenza diviene così il suono considerato nella sua unicità e  complessità, con le sue componenti spettrali che lo rendono già di per se stesso composizione a livello subliminale.
È così che la singola componente parziale diviene oggetto ed in quanto oggetto si trasforma in segno distintivo che rappresenta un determinato piccolo suono nel microcosmo che costituisce il grande suono.
Motore di fondo di tutto questo appare essere la ricerca della semplicità nella complessità, ovvero il tentativo di rendere immediato ed immediatamente disponibile ai sensi tutto ciò che di nascosto e poco evidente esiste all’interno di un suono partendo dal presupposto che lo spettro di cui è composto non è direttamente percepibile se non a livello subconscio, tramite le sensazioni che il suo ascolto suscita.
Chiedersi il perché della diversità di reazioni emotive derivate dall’ascolto di musica richiederebbe molto tempo ed uno studio più approfondito che, in questa sede, è poco opportuno; quel che occorre sapere è che se è vero che il senso principale su cui ci si basa per riconoscere un elemento naturale o artificiale che sia e classificarlo è la vista, è anche vero che una tecnica che permetta di portare a livello sensoriale visivo ciò che viene percepito a livello acustico può essere d’aiuto nella catalogazione del suono stesso.
È ovvio anche che, intendendo la rappresentazione grafica animata in quanto espressione diretta di sensazioni interiori provate da chi si pone all’ascolto, ciò che si cerca di ottenere è una creazione emozionalmente coinvolgente che non si limiti ad essere descrittiva, ma che renda partecipi permettendo di entrare dentro l’opera in un percorso spaziale e temporale che allontani, anche solo per pochi minuti, dalla realtà fisica e conduca l’ascoltatore/attore per mano fin nel cuore del mondo delle sensazioni.

 Simona

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