Come sarebbe se…

Io non so scrivere.

No, chiariamo, non parlo del saper unire vocali e consonanti a formare parole, e parole a formare frasi, e segni d’interpunzione a formare concetti di senso compiuto. Quello sì; l’ho imparato a scuola, come tutti, e leggendo libri piuttosto vari ed eventuali. Parlo del saper scrivere di qualcosa che non sia io, che non mi rappresenti, totalmente e univocamente.

Sarà stata l’abitudine di dodicenne a scrivere in forma pseudo poetica, o la forma canzone da adulta (sì, va bene, potreste anche dirmi “quando mai hai usato la forma canzone, nei tuoi testi, tu?” Però le conosco le regole; che non voglia seguirle è ben altra storia, ben altro racconto.), fatto sta che non ho mai pensato di scrivere d’altro se non di quello che mi passa per la testa, la bocca, il cuore, la pancia; anche quando, apparentemente, sembra che io stia raccontando di tutt’altre faccende.

Mi manca l’inventiva, la fantasia, il coraggio o forse, più semplicemente, non trovo in me la capacità di fingere.

Eppure alla mia età dovrei aver imparato a farlo, e anche bene (per carità, qualche atteggiamento ipocrita lo devo assumere, anche, quotidianamente, ma sapeste quanta fatica mi costa!). E quando fai fatica a fingere nell’andare del giorno, di sicuro non ti viene in mente di farlo mentre ti cimenti in quello che dovrebbe (dovrebbe) essere una valvola di sfogo, uno svago.

Dunque io non so scrivere, dicevo, e mi chiedo come sarebbe se dovessi improvvisamente imparare.

Migliorerei la sintassi? Mi approprierei di ogni tecnica narrativa, facendo poi slalom tra forme letterarie conosciute e non? Mi cimenterei in mille e mille esercizi di stile per racimolare proseliti di varia forma e natura?

Ne dubito, mi conosco, e so perfettamente cosa accadrebbe.

Continuerei a scrivere di me, e di te, e di me attraverso te, e di te attraverso me. Scriverei di quando le parole non bastavano, e gli occhi non mentivano, e i sorrisi sapevano di buono. Scriverei di quando le lancette degli orologi del mondo andavano all’indietro per regalarci tempo, e di quando mi eri nella saliva che faticavo a deglutire; scriverei di quando il cuore batteva in gola e mi eri lama fin dentro le viscere; e, ancora, di quando le mie mani erano le tue mani, e le tue mani erano le mie mani e la notte era bianca, madre di giorni neri. Scriverei di quanto a mancarmi sia io, con te e tu, con me. Scriverei di come saremmo stati belli, a saperci guardare da seduti, sopra il muro di pietra del futuro. Scriverei di quando, e fuori il nulla.

Ma io, credo sia noto a tutti ormai, io sono io, e non so scrivere.

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Un pensiero su “Come sarebbe se…

  1. Simona, tu che giochi con la musica, che ami i quadri, che ami il bello, figurati se non sai scrivere. Se vuoi scriviamo insieme una poesia a quattro mani. Mi piacerebbe molto farlo con una persona che ama la musica. Un caro saluto.

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