Ogni volta che mi ami

“Sei stronza, permalosa, difficile, insopportabile, brutta, antipatica, ma…quando canti…quando canti no, non posso fare a meno di provare Amore per te. Nel senso più puro del termine, del sentimento stesso, credo. Ti odio! Addio!”

Addio, sì, per la millemilionesima volta, “ti odio perché ti amo, addio.”

E davvero sono piccoli addii. Tanti piccoli inevitabili addii. Che ogni volta che mi ami, poi te ne vai. Per un minuto, un’ora, un giorno, un mese, un anno te ne vai. Sempre.

Perché è così questo amore. Ha uno spazio preciso, che è dentro la mia voce benedetta e maledetta che mi rende, ai tuoi occhi, una donna perfetta, da Amare nella sua totalità, da adorare, a tratti inarrivabile, come se questa carne che freme ogni volta che anche solo mi parli, non mi appartenesse. Come se dentro queste vene sottili che m’inondano polsi e corpo, scorressero fiumi di note e respiri e melodie tali da rendermi sirena alle tue sensibili orecchie e al tuo fragile, instabile cuore.

Che poi, diciamocelo, dalle sirene si fugge via appena possibile, quindi come non capire questo tuo voltar di spalle e andare.

Nulla di nuovo, dunque, mi ami e per questo vai via. Vai via per un amore che non vive al di là di quel preciso istante in cui lo senti incancrenirti l’anima. E va metabolizzato, digerito e appiattito nel bene che poi, per il resto del tempo, ci vogliamo; sempre, comunque.

E mentre tu inghiotti parole,  sensazioni, voglie che non possono, non devono avere un seguito, io cosa faccio?

Fosse stato anche solo un paio di mesi fa, beh, mi sarei ammalata di tutto qesto amore a singhiozzo; che una parte di me, quella razionale, quella che non si sente lacerare il petto ogni volta che ti sente più vicino, quella parte lì si sarebbe arrovellata sul perché, sul come si possa amare senza amare; di un amore a rate, a compartimenti stagni.

Ma io sono io e sono cresciuta, lo faccio ogni minuto, cambio sempre e adesso, in questo preciso momento della mia vita, quando mi dici che mi ami lo so che ami le mie corde vocali. Faccio musica, la canto, la compongo, vuoi che non sappia perfettamente quanto fascino riescano a suscitare negli altri gli strumenti a corda? Vuoi che non li sappia leggere, io, due occhi ammirati di fronte a quel violino che mi ritrovo in gola?

Quindi sì, amami così e se ti è utile vai pure; fai due passi e sgranchisciti il cuore, ricopritelo di stagnola e isolalo nuovamente.

Io tanto resto qui, che ci sono sempre e ti aspetto dentro il bene che abbiamo; che ormai il tuo, di Amore, lo conosco a menadito; so dove ha vita e dove muore all’interno del mio corpo; e no, non fa più male.

 

 

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