Vorrei che sapessi

Vorrei che sapessi che, per me, non esisti. No, non tu, non la persona che posso vedere ogni volta che mi guardo intorno e incrocio passanti il cui sguardo, curioso, indagatore, si sofferma su questa me che si passeggia la vita con l’aspetto stralunato di chi sa che, di fatto, non ci sei; e nemmeno il sorriso che vedo in ogni cameriere, commesso, autista, impiegato che mi guarda ammiccante, sottintendendo a quanto possa essere piacevole il mio aspetto e che non è il tuo sorriso ma lo è, e no, neppure lì, dentro le informazioni che il turista spaesato riceve da me con occhi sgranati e grati per non essersi imbattuto in chi pensa che parli una qualche lingua ormai morta e sepolta e lui che chiede non ti somiglia eppure sei tu, sempre, comunque.

In tutto questo tu esisti, dannazione se esisti. Esisti nella mal’erba che si arrampica tra le aiuole in Iverno e si rifiuta di essere estirpata in Primavera; nell’aria torrida che in Estate mi brucia la pelle, come solo tu sai fare senza neppure sfiorarla con le dita; nel mare che, alla sera, è troppo profondo per non averti rubato il colore dagli occhi. Esisti nella luna di ogni notte e in ogni notte senza luna, e in ogni giorno a sole giallo e in ognuno di quelli che piove e che vorrei fossi tu.

Esisti come la calma che precede ogni tempesta e come il vento che, lo sai, l’ho sempre amato perché mi porta via da questo rimanere immobile, dentro una bolla d’acqua, a galleggiarmi mentre aspetto che tu beva di me.

Esisti dentro tutto, sì, in tutto tranne che nelle parole che non dici; che sai quanto sarebbe facile e oltremodo bello fingersi che, però, le pensi, le senti, le vivi. Ma io no, io non ci credo a tutto questo cielo che dovrebbe starsene lì, per una qualsivoglia imprecisata, recondita paura, a nascondersi da me. Non credo agli orizzonti che non possa scrutare con uno dei sensi a mia disposizione e il sesto beh, roba da streghe in erba, o femmine bambine e io, lo sai bene, lo so bene, sono cresciuta e strega femmina, di quelle che le malìe degli uomini le sanno, vuoi o non vuoi lo sono sul serio. Così com’è ormai lontano il tempo in cui mi ostinavo a ingannare me stessa; è morto un giorno imprecisato di un anno imprecisato in un’età imprecisata  che nemmeno hanno importanza,  perché quel che conta oggi, adesso, è quanto consapevole io sia del fatto che tutto ciò di cui non parli, ciò che non mi dici di futile o profondo, di pessimo o meraviglioso, d’odio o d’amore; tutto quello che sei dentro ciò che vorrei fossi e non mi mostri,  semplicemente, non esiste.

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4 pensieri su “Vorrei che sapessi

  1. Indecente quanto i giorni di “festa” e classicamente definiti nell’immaginario come standard di ilarità e spensieratezza sanguinino di rabbia. Posso sbagliare, tendenzialmente lo faccio. Ciò che esce è che lui ci sia, e il solo fatto che tu vuoi che sappia me ne da triste conferma.

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