Ciò che sento

È lo scricchiolio di tutti questi scalini che portano giù, giù fino al fondo del pozzo che ho riempito delle mie lacrime e della mia autocommiserazione. Giù fino al nero che mi vedo agli occhi e che nulla riesce a mutare in un colore, fosse anche grigio, che mi porti a vedere oltre il mio corpo stanco.
E no, non giova conoscere cosa io sia, cosa abbia fatto, cosa, di molto, io possa ancora fare dentro tutti gl’infiniti, che a sembrare troppi basta un contarseli sulle dita, anni che ancora mi camminano davanti.
Così mi fermo, osservo l’aria fredda di un Gennaio in boccio che detesta pensarsi Inverno eppure lo è; mi fermo e guardo questo mare immenso che ho creato fuori da me; mi fermo e ascolto le risa di ciò che ho partorito e che mi è sole, e fortuna, e amore; mi fermo e scruto ogni suono che ho prodotto, le partiture, ogni singola immagine, ogni movimento.
Mi fermo e so: so tutto questo eppure non mi basta.
So che ci sono cose che non mi sarà mai dato vivere; so quanto questo costi ogni giorno al respiro delle mie consapevolezze; so quanto l’unica cosa che ti manca possa infine divenire quella che ti conserva in piedi, seppure immersa fino alle cosce dentro un mare di fango putrido di assenze dal quale, a giorni alterni, scegli di uscire per lavarti un po’ di dosso il senso d’incompiuto e i fallimenti.
So che non serve l’urto di parole crude a provocare una reazione in chi, come me, nelle parole annega più che galleggiare.
So quanto valgo, ma il valere ha ben poco senso quando non impari a viverlo, a trarne frutto.
So che questa è una fase delle mie molte; so che spaventa chi mi è intorno, confonde, e spinge me al silenzio.
So che tutto mi è transitorio e che dentro certe anime convivono, e sempre lo faranno, immensa stima e profonda disistima di sé, come parte di un processo creativo in cui involuzione ed evoluzione sono interscambiabili e imprescindibili l’una dall’altra.
So anche, lo so bene, che certo scricchiolio non è suono che senti soltanto mentre scendi.

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7 pensieri su “Ciò che sento

  1. La consapevolezza è dono e danno insieme. Chi basta a se stesso, non cercherà mai la chiave per aprire la porta della propria casa, la quale, un giorno, diverrà prigione.
    In questo periodo anche a me succede che non mi basto.
    Non perdere i contatti con la terra e nel contempo non dimenticare come si muovono le ali, sarà forse sempre momento di lotta, ma è ciò che fa sentire vive le anime inquiete.
    Il tuo scrivere apre quella mia porta e fa entrare aria nuova, aria fresca. Non mutare l’attenzione verso quegli scricchiolii: questa parte di te abbisogna di ascolto…
    Un caro abbraccio.

    • Al momento devo necessariamente capire dove portano, perché la parte di me che vede solo il nero che c’è intorno va assecondata fino in fondo, pena il non riuscire a tornare su.

      • Seguili, è saggio ciò! Aiuta a non far la tua casa una prigione!
        Ascoltali ed ascoltati. Sono quella coscienza che bisogna del tuo “e sia”…
        Non si è perduti finquando si resta in ascolto.
        E’ un bacio al cielo ed il suo ritorno sulla fronte, quest’ascolto. E’ un boomerang lanciato dietro le spalle e sai che andrà dove dovrà andare; al suo ritorno sarà lui a posarsi sulla tua mano e ti accorgerai che sapevi le notizie che ti porterà. Questo viaggio però è da fare, a piedi nudi dentro la propria anima lastricata di sassi. Si feriranno i piedi, temo, ma non l’anima…

  2. no, si sente anche quando le scale si salgono.
    Hai una cosi’ grande bellezza dentro come una musica che frastorna e non dovrebbe farti sentire nessuno scricchiolio. Ma tutti noi alle volte perdiamo di vista cio’ che e’ importante veramente perche’ davanti gli occhi abbiamo sciocche cose che non ci fanno vedere oltre. Hai il grande dono di sapere scrivere e descrivere ogni sfumatura dell’animo umano in maniera cosi’ poetica che cio’ che scrivi sembra quasi avulso dalla tua realta’. Mi piace leggerti e mi piacerebbe ancora di piu’ se il tuo scrivere, oltre ad essere uno sfogo per te, fosse un regalo per noi che ti leggiamo.
    Un abbraccio affettuoso

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