Scusa, ti spiace?

Ti spiace se per un po’ ti amo? Giusto un po’, quel lasso di tempo necessario a raccontarti chi sono, a dirti, con il sorriso che m’illumina la faccia bambina, come sarebbe se.
Come sarebbe se fossimo soli, io e te, ad assaggiare questa fetta di mondo che a me pare sempre troppo amaro, come un caffè cui hai negato la giusta dose di zucchero e, lo sai bene, io detesto il caffè senza zucchero.
Come sarebbe se fossimo io e te a scandire il movimento in ogni granello di sabbia che scende, prepotente, a raggiungere gli altri dentro l’ampolla di una clessidra; che i granelli, è noto a tutti, non amando la solitudine preferiscono sentirsi parte di qualcosa d’immenso, piuttosto che singoli pianeti dispersi dentro al nulla spaventoso e troppo luminoso di un deserto, fosse anche dentro uno stupido meccanismo segna minuti.
Come sarebbe se il giorno ci appartenesse tanto quanto le poche notti stanche che sappiamo, vogliamo, possiamo concedere a tutto il tempo che la realtà ci sbrana via dai sogni; eppure questo è il nostro, di tempo, e regalarcelo è quanto di meglio ci si possa dare.
Come sarebbe se non esistesse rumore dentro le parole che mi turbinano in testa e, per pudore, taccio perfino ai miei stessi pensieri ogni volta che il grigio di un cielo cemento mi ostacola lo sguardo ricordandomi dove, chi io sia, chi tu sia.
Come sarebbe se le strade fossero tutte dritte, rette infinite da tracciare tra i nostri luoghi deputati al vivere comune, e a noi fosse dato di curvarle, forgiarne gli angoli, frastagliarne l’andare per renderci merito della fatica dell’accettazione delle nostre distanze.
Come sarebbe se fosse solo immaginato il cuore nero dentro i miei non posso, dentro i tuoi; e tutti i voglio impazziti corressero, sbattendo l’uno contro l’altro fino a costruirsi un tentativo, un crederci che rubi ogni dannato cinismo a due destini arresi, stanchi.
Come sarebbe se non esistesse paura da inghiottirci perché questi anni, tanti, che pesano alle spalle come macigni di roccia troppo antica per essere erosa, a guardarli bene in fondo sono ancora troppo pochi, troppo sciocchi, troppo privi di senso e meriterebbero un fermarsi, smettere di ascoltarne l’eco cupa, e il nostro scegliere di farne lettera aperta sul futuro.
Ma tutto questo, tutto questo amore mio è materia che conosci, che ci è amica delle motivazioni forti e ci tiene a bada nell’averci prudente, a piedi fermi e braccia abbandonate lungo i fianchi, in un accettarci così, sottomessi al divenire delle cose come ragione le impone alla saggezza dell’età.

Quindi, dicevo, ti spiace? Ti spiace se per un po’, solo per un po’, ti amo? Non ti farò rumore, lo prometto, dentro all’anima. Non te ne accorgerai, lasciami fare.

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