Quattro candeline da soffiare.

Quattro?

Quattro! Sono quattro secondi, quattro minuti, quattro ore, quattro giorni, quattro mesi, quattro anni. Quattro!

Quattro le candeline da soffiarci sopra.

Dio, amore, perché! Perché mi cresci così veloce tra le braccia. Perché mi sfuggi al tempo che passo con te, che insiste a non sembrarmi mai abbastanza. Perché, ogni anno, mi ricordi che i tuoi passi sono svelti, e vanno avanti più veloce di quanto io riesca a fare per star dietro a questo tuo cambiarmi davanti allo sguardo attonito. Perché!

Sai, ogni volta, ogni 23 del mese di Maggio (che per me è morta lì la vita come me la concepivo addosso ed è nata quella che ora ci appartiene, ci tiene unite e mi accompagna dentro ogni giorno da madre disarmata e arresa di quella piccola, meravigliosa stronza che sei), ogni giorno di questo mese di mezza primavera, che mi è caro per tanti e tanti motivi che quando sarai grande ti racconterò, io mi ritrovo a soppesare il passato col futuro dentro i piatti di una bilancia che, da quando ci sei tu, rimane perfettamente in equilibrio.
E se lo fa, mio mostriciattolo, è perché tu sai regalarti a me come nessuno al mondo, anche se prendi tutto e mi divori nel fisico e nell’anima, aggiungendo sgomento su sgomento al mio poco comprendere i meccanismi che la tua testa piccola, eppure immensamente grande, mette in moto ogni secondo che passa del tuo affrontare il mondo.

Dunque, oggi è quel giorno: quello di un altro anno che ci siamo vissute addosso, di questo stramaledetto anno ereditato da troppi giorni duri, cattivi; un anno che davvero credevo sarebbe stato migliore da regalare alle tue mani aperte, e che io no, non volevo fosse così.

Non mi volevo così!

Non ci pensavo, noi due, a lottare contro mulini a vento giganteschi messi in moto quando ancora ti avevo dentro il mio ventre gravido, che avrei giurato, ingenua, essersi fermati mentre invece subdoli aspettavano soltanto che la direzione delle correnti d’aria cambiasse per rimettersi a girare, con una furia tale da emettere un sibilo, ghigno feroce, a sottolinearmi l’impotenza nei confronti degli eventi della vita, nei confronti della cattiveria altrui.

Che poi, cazzo, tu nemmeno lo sai che cosa sia un mulino! Sei piccola per Don Quichotte, troppo infinitamente piccole hai le spalle per sostenere pesi che, inevitabilmente, passando da me ricadono anche su di te. Ma sei impietosa, anche, nel tuo costringermi a fare costantemente i conti con il fatto evidente che a dispetto di tutto tu ti evolvi com’è giusto che sia: sbocci e sei alta di statura fisica e umana. Diventi ogni momento più forte, assai più di me, mettendomi di fronte a un’età adulta, la mia, e alla consapevolezza che se hai da affrontare le cose, l’unico vero appiglio rimane la tua infinita saggezza di bambina.

Però ti assicuro: questa sciocchina che si ritrova a esserti mamma, questa donna incompleta e troppo, troppo insicura che ti ha messa al mondo lo ha capito, al prezzo di un’enorme fatica, di lacrime strappate agli occhi nel buio di notti interminabili, quanto il proteggere significhi condividere, sì, anche con te, una resistenza alle avversità indipendentemente dalla fetida sostanza di cui esse siano fatte, e ti promette d’insegnare a se stessa, per insegnarlo a te, che qualunque cosa accada noi resteremo sempre Luogo, Tempo, Casa, Famiglia, Amore.

E in questo oggi che corre e si dissolve, momento su momento, alti su bassi, dentro la tua persona che avanza tenendosi comunque sempre aggrappata saldamente alla mia, privandomi di quasi tutto il fiato che mi circola in corpo, io scelgo di fermarmi, di prendermi per me giusto la forza che mi serve a ringraziarti: di questi quattro anni, degli anni che verranno e del tuo caratteraccio da bisbetica prepotente.

Io ti ringrazio, mio tesoro, per l’immensa bellezza dei sorrisi, i baci appiccicosi, l’infinito mare delle tue domande che mi sorprendono a bocca spalancata, spiazzandomi per giorni; per i tuoi abbracci e i “mamma mi coccoli?” lanciati così, a mezz’aria, mentre litighiamo; per le frasi d’amore e per le cattiverie inconsapevoli di cui sei capace; per la vitalità che non si spegne nemmeno quando dormi, portandomi allo stremo delle forze ogni benedetta sera; per i tuoi bronci, braccia conserte, a rivendicare diritto di replica su tutto, da vera donna quale, lo vedo, già sei dentro quegli abiti da bambola.

Grazie per tutte le lezioni che m’impartisci e per quelle che ancora ho da imparare.

Grazie per i giochi, il parco, i gonfiabili, le altalene, le feste dei compagni, le recite, l’asilo, la palestra, il monopattino, le canzoni che mi canti, quelle che balliamo insieme, le furberie, le ingenuità, le continue richieste d’attenzione, gli interminabili bagni in due dentro la vasca, gli schizzi che l’intera stanza diventa la piscina comunale, lo shampoo a quattro mani che sistematicamente tu strilli perché ti entra dentro agli occhi e io mi sento annegare quando mi risciacqui con l’innaffiatoio che portiamo al mare.

Grazie per le rotture di palle a oltranza di quando vuoi qualcosa e io non ci sto, per quella dannatissima coperta: la “Paghicca”, che, seppur putrida di polvere, deve seguirti dal letto al divano, poi nuovamente al letto ed essere posizionata nell’esatto identico modo in qualsivoglia situazione, pena infinite ritorsioni; per la TV che trasmette solo cartoni animati vecchi e nuovi, che ormai li sappiamo a memoria ma non c’importa mica nulla, a noi.

Grazie per le soperchierie, il tempo rubato al mio scrivere, leggere, comporre, disegnare solo perché: “mamma insomma, stai ferma! Ti devo truccare come una vera signorina!”, e i conseguenti “sei uno splendore”, sussurrati con tono suadente e battiti di ciglia da consumata attrice, alla vista della mia faccia conciata da fare invidia al più professionale dei pagliacci da circo. Grazie per le acconciature improbabili e i mille travestimenti; i miei “No! non si fa!” e i tuoi “Tanto lo faccio lo stesso!”

Grazie per la capacità che hai di fare innamorare follemente chiunque ti conosca; per la mia gelosia, mista a paura di perderti dentro le strade che avrai scelto di percorrere senza di me prima che io sia sufficentemente pronta a farlo.

Per la figlia tremendamente impegnativa di questa madre totalmente impreparata al compito: grazie.

Grazie, sopra ogni cosa, per il gigantesco sole che continui a essere e per il modo, unico, che hai di farmi sentire cielo.

Buon compleanno, amore mio.

la tua mamma.

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4 pensieri su “Quattro candeline da soffiare.

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