Travolgersi

Travolgersi

Travolgersi.

Senti che bel suono ha, questo strano verbo dall’apparenza quieta e riflessiva.

Sa di scricchiolare di montagne che si istigano a crollare vicendevolmente senza, per questo, farsi del male.
Sa di valli in attesa che qualcosa di più grande di loro le modifichi, rendendole irriconoscibili ai filari d’alberi, ai fiori, al prato verde che se ne stava lì, ad amare se stesso pensandosi immobile, immutabile, incorruttibile.

Travolgersi è valanga di terra, acqua, lava, cenere su cenere a ricoprire le macerie di cui mi ero fatta scudo: cenere di vita, di persone, di me.

Travolgersi è infido, terribile, inaudito quando ti modifica le linee di un pensiero, e poi di un cuore.

Travolgersi è te che dentro di me muori facendomi rinascere in forme liquide per poi lasciarmi e, lasciandomi, permettermi di scorrere verso nuovi, infiniti attimi d’attesa che tu, mutevole, ceda nuovamente al desiderio di sopraffare ogni mia volontà, ricavando dal tuo piombarmi nell’anima un volto che nemmeno lo specchio avrebbe il coraggio di mostrarmi altrimenti.

Travolgersi è sangue, è carne che ribolle strappata ai miei stessi sensi e mi sospinge lontano, là dove perdo ogni cognizione del tempo, dello spazio, del mio nome.
Travolgersi è il desiderio che tu lo faccia ancora e ancora e io ne beva a sorsi lunghi, prolungati, senza mai per questo estinguermi la sete.

Travolgersi è quel ghigno sorpreso che ti vedo in faccia ogni volta che il corpo smette di risponderti per diventare mio.
Travolgersi sono cosce avvinghiate ai fianchi, che t’impediscono qualsiasi movimento perché hanno troppa fame per lasciarti andare.
Travolgersi è quel controllo che perdi quando le parole ti vivono sulle labbra, dopo averti abbandonato il petto, per sentirsi libere dentro la mia bocca.

Travolgersi è odio dell’amore, perché l’amore solo non può raccontarlo, questo costante sogno vigile imprigionato dentro le nostre infinite realtà irreali.
Travolgersi è ogni notte che non mi sei addosso, non ti sono addosso, e lasci insoddisfatta l’utopia dell’aversi.

Perché noi, lo sai, lo so, noi non ci possediamo né mai lo faremo: apparteniamo senza requie, e sarà sempre, a un travolgersi che non è mai uguale, che si respinge e si attrae dentro il legame antico del cercarsi, volersi, penetrarsi, mordersi fino allo stremo delle forze, fino al bisogno folle, fino, perfino, alla scelta di perdersi.

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17 pensieri su “Travolgersi

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