Contro

contro

Remo contro:

la corrente, le avversità, i dubbi, le certezze, la nuova (a)morale 2.0, i diritti negati, i soprusi, gli avvocati del diavolo, i santi in paradiso, i cd che costano troppo, i dvd introvabili, i lettori audio/video troppo cari, quelli a basso costo che non funzionano mai, la gara a chi ha più figo il cellulare, la negazione che la tecnologia sia ormai fondamentale, l’asservimento totale alla tecnologia stessa.

Remo contro l’amore che non è vero amore, l’amicizia che non è solo amicizia, le mutande che sporgono dai jeans, le minigonne giro passera, le facce imbellettate al mare, i gioielli  e i tacchi fuori luogo, le lingue in bocca che tanto ormai lo fanno tutti, anche chi non si vuole veramente, il sesso senza preliminari, il culo in mostra, le tette troppo al vento, i reggiseni troppo difficili da slacciare e quelli troppo facili, gli sguardi distratti, quelli cattivi, quelli troppo lascivi (che la lascivia non è intraprendenza, è lascivia e basta), le fighe di legno, quelle di burro, le palle troppo mosce e i cazzi troppo duri senza cervello intorno, l’abitudine alienante, la trasgressione forzata, il conformismo ammuffito, l’anticonformismo forzato.

Remo contro lo svendersi di corpo, anima, vene, sangue, mente, cuore, la cattiveria gratuita, quella a pagamento, l’omologazione della cultura, del cinema, del teatro, della musica, di tutta l’arte che amo profondamente e vedo perdersi nel nulla ogni santo giorno, le passeggiate in solitaria a cercare sé stessi quando sappiamo benissimo che, al ritorno, ci saremo persi dentro quotidianità e routine: quindi tanto vale farsele a casa, le proprie riflessioni sull’io.

Remo contro l’omofobia, l’eterofobia, le condanne senza appello, le assoluzioni facili, chi detesta gli animali, chi odia la natura e tutte le immense bellezze che produce ogni giorno per noi che nemmeno ce le meritiamo, le camere troppo illuminate quando quel che vorresti è solo lasciarti andare alla penombra, ai sogni che hai perduto, a un amplesso, al tuo sacrosanto e dovuto masturbarti per dimenticare, fosse solo per un secondo, una giornata di merda.

Remo contro le madri eccessivamente chiocce, quelle troppo prese dall’idea che definirsi pessime faccia tendenza, le tendenze di ogni grado e genere, i commenti sarcastici che vorrebbero essere ironici, la mancanza d’ironia, le sagre di paese dove, se ti va bene, muori schiacciato dalla folla inferocita in cerca di cibo quasi non mangiasse da secoli.

Remo contro chi si lamenta del consumismo consumandolo a piene mani, chi non conosce il valore della conquista, le conquiste facili: che io ho imparato a sudarmele le cose e le persone, e poi la vera lotta è tenersi stretto tutto e tutti quelli che, belli, immensi, preziosi, hai la fortuna d’acchiappare nell’arco di una vita troppo breve e imprevista per farne un dramma di ogni cosa che ti capita o non ti capita (e se lo dico io, che drammatizzo anche la lista della spesa, potete crederci).

Remo contro i desideri inespressi, la mancata chiarezza, i litigi gratuiti, le intemperanze, i “sono così e tanto non mi cambi”, i “non ti ascolto perché ho comunque ragione”, l’ascolto finto, la condiscendenza, il buonismo, la chiusura mentale, l’estremismo, l’apertura in eccesso che fa male tanto quanto la chiusura, la visibilità a tutti i costi, l’invisibilità a tutti i costi, la leggerezza per forza, la serietà per forza, la libertà sopra ogni cosa, la prigionia sopra ogni cosa, l’iper altruismo, l’iper egoismo, il sacrificio perché fa figo, l’annullamento totale.

Remo contro l’incapacità di creare un futuro per i nostri figli, l’atesimo di maniera, la fede di maniera, il mondo che fa esplodere bombe e massacrare innocenti nel falso nome di religioni che poi mica c’entrano: è solo e sempre questione di soldi e di potere.

Remo contro la perfezione, la mancanza di creatività, l’impossibilità di esprimere sé stessi e fare ciò per cui si è realmente portati, l’accontentarsi sempre e comunque perché la pagnotta a casa la devi portare e fanculo alle aspirazioni, al talento, alla felicità, alla realizzazione personale: tanto sei un dannato tassello dell’ingranaggio, quindi zitto e pedala.

Remo contro i messaggi fuorviati e fuorvianti, quelli mai mandati, quelli mandati per errore, le risposte vaghe, le verità brutali, le bugie, le mani che non sanno carezzarti, le labbra che non sanno leggerti la carne, gli stereotipi di bellezza e fascino, l’anoressia, la bulimia, le malattie sessualmente trasmissibili, le droghe e l’alcool perché piuttosto che abbrutirci e dimenticare dovremmo invece ricordare, far tesoro e imparare a prenderci la responsabilità anche delle cazzate che facciamo, i figli messi al mondo per errore; che poi, porca puttana, siamo nel 2016, la contraccezione esiste da decenni e decenni ed è pure efficace, quindi usiamola una volta per tutte: perché non regge più la teoria dell’errore di percorso, per di più la terra è un pianeta sovrappopolato e tutti non ci stiamo (grazie per l’attenzione: ora andate a comprare i presevativi, la pillola, il diaframma e qualt’altro necessario. Fidatevi che non mi pagano per scriverla ‘sta roba, lo faccio per voi).

Remo contro l’insoddisfazione di cui la mia generazione è vittima, il vittimismo, la mancanza di lavoro, il caldo eccessivo, il freddo eccessivo, la comunicazione usata per fare terrorismo, la malasanità, i mezzi di trasporto inefficaci e i collegamenti del cavolo tra città della stessa regione, della stessa nazione, l’uso fuorviante e fuorviato dei social media, la disinformazione voluta e non, il nozionismo, la saccenza, l’ignoranza, chi non sa scrivere eppure lo fa, chi lo saprebbe fare e rinuncia perché non si crede abbastanza, la falsa modestia, la protervia, gli eccessivi pregi e gli eccessivi difetti.

Remo contro chi fa di te un oggetto senza vita perché gli è semplice pensare di controllarti col danaro, l’infelicità a tutti i costi, la felicità a tutti i costi, gli occhi troppo chiusi, quelli spalancati, la perdita di valori, significati, segni, suoni, ruoli, cicli biologici, il largo consumo, la massa, l’elite, le cerchie, i giochi di potere, quelli di ruolo in cui i ruoli non si possano scambiare, la bellezza priva di contenuto, ogni bruttura di questo secolo che voleva essere, e invece ha fallito.

Remo contro me stessa, lo faccio spesso, pure troppo e quasi mai a ragione. Poi, ogni tanto, alzo la testa, guardo quel che si è costruito intorno a me, quel che ho partorito; mi guardo intorno e vedo mare, scogli, sale, terra, alberi da frutto a germogliarmi una realtà intera ancora da fare; guardo mia figlia e intere generazioni nuove di pittori che se la coloreranno, spero anche col mio aiuto, questa tela sporca che è l’adesso: rendendole giustizia, rendendola migliore.

Guardo all’amore che mi è dato possedere in petto, pronta a donarlo ancora e ancora, sbattendoci le ossa fragili che mi ritrovo in un corpo che cresce, cambia, invecchia, evolve in direzioni nuove che puoi solo accettarle sorridendoti allo specchio perché ti dicono che tutto ancora gira, e in fondo a te le giostre sono sempre piaciute.

Perché io ferma, in fin dei conti, non so starci e non starò finchè non lo decide la mia testa, finchè avrò lucidità ad assistermi e braccia e gambe in grado di sostenermi; e quando verrà il tempo del riposo, quello vero, meritato, eterno, la mia tomba so già che sarà seme da farci crescere sopra gli alberi nuovi, da costruirci fondamenta per chi, amata e coltivata persona nuova, avrò lasciato a prendersi cura dell’eredità di tutto ciò cui, io, avrò remato contro.

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