Il modo in cui

Il modo in cui

Il modo in cui ti amo è feroce: feroce come quando due paure s’incrociano per strada e scelgono di muoversi con passi, e ritmi, uguali; come quando annusi per la prima volta, forte, il profumo di una pelle sconosciuta eppure lo sapevi che si mischiava al tuo perfettamente; come quando una sull’altra singole membra combaciano per una qualche inspiegabile magia, e questo incastro d’ingranaggi umani nemmeno immaginavi che potesse esistere.
Ti amo nel modo in cui si ama ciò che sfugge a ogni controllo, nel modo aspro di chi si sa da sempre e sempre si saprà; come quei frutti di limone, che non saranno mai uguali a un diverso palato e loro soli, immersi dentro al sale, conoscono l’immensità del bruciarsi vicendevole di due, due sole bocche.

Il modo in cui ti amo è carne, sangue, dentro e fuori: logica illogica di occhi che non sanno possedersi, se non divorando il pasto gli uni dagli altri. È la maniera antica dei sensi che comandano sui sensi e su ragioni inutili a combattersi le voglie che decidono per noi.
È il tempo che una mano impiega nel percorrerti tutto il corpo, a voler saggiare lentamente quanto calore possa nascondersi dentro ogni minuscolo tuo brivido. È il desiderio che non sai esprimere perché potrebbe ucciderti al solo formularlo, ma vuoi, disperatamente vuoi che ti venga esaudito.

Ti amo nel modo che il suono di ogni parola è gemito, e ogni gemito orgasmo che seppellisce sotto cumuli di note le mie residue resistenze all’appartenenza, alla totalità di quei tuoi affondi-lame che guariscono, piuttosto che ferire.

Ti amo nel buio dentro il quale riesco a vivere solo perché io so che lo abiti anche tu.

Ti amo nel modo che il dolore si mescola al piacere inesauribile dell’abbandonarsi senza più pudore, a soddisfare te che mi soddisfi perfino dentro al cuore e mi percorri l’anima mordendomi le labbra, succhiandone via linfa, saliva, sesso e baci. Ti amo nel controllo che ti cedo, lasciandoti a guidare le mie pulsazioni, l’eccitazione, la quiete, in un continuo perdersi dentro quel che non mi era dato di conoscere prima che tu potessi farmi comprendere chi realmente io sia, quel che tu sei.

Il modo in cui ti amo è quello che non esiste lingua annodata a lingua che possa mai eguagliare quel sapore bevuto a sorsi pieni: perché solo lui ti disseta e non vuoi altro, mai.
Ti amo di un amore nato negli eccessi, nel dirsi troppo senza mai vergogna, nell’insultarsi di un linguaggio che è passione, forza, fuoco che non lo estinguerei nemmeno con mille e mille liquide assenze, spalle voltate altrove e altri a toccarmi che non sono né mai saranno te mentre mi prendi strappandomi a me stessa, a divenirti parte, mentre diventi me.

Ti amo come solo l’intelletto sa fare, con tutto il corpo teso ad ascoltare, con la sensibilità del mio comprenderti in un dono che non avrei forse voluto e invece mi ha toccata lì, dove non vi è più fondo, cielo, sole o nubi.
Ti amo di un amore spesso, profondo, che mi rimane sulle fibre muscolari tanto quanto in testa, e annulla il peso di tutto quanto sia mai accaduto prima di sentirti addosso.

Ti amo di un amore cattivo, che caparbio rifiuta se stesso, che radicalmente mi sovverte lo scorrere del tempo e lascia indietro luoghi che non ho più necessità di respirare, se non attraversandoli con te.

Di questo, dunque sappi, io ti amo: di tutto questo modo e molto ancora d’altro.

Ti amo, sì, ti amo però tu dimentica:
dimentica ogni sillaba, ché tutto quanto ho raccontato, forse, non esiste.

Così come, probabilmente, non esistiamo noi.

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2 pensieri su “Il modo in cui

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