Tu cosa ne pensi?

Chissà cosa ne pensi di quest’accenno d’orizzonte che, se solo provi a toccarlo, si dissolve in mille rigurgiti di giorni spesi a rimanere fermi, mentre, da lontano, ci guardavamo come se fossimo noi l’orizzonte stesso.
Chissà cosa ne pensi di quest’ogniddove che macera dentro i quando appesi lì, quasi mollette da bucato pronte da stenderci su bene i sentimenti sporchi e poi rilavati a nuovo: ma bada che sia bene vero, altrimenti poi si stropicciano e va a finire che tocca stirarli e io le odio, lo sai, le cose stiracchiate.

Cosa ne pensi, dimmi, di questi sempre che si fingono mai: ma poi, tanto, del tempo abbiamo una visione talmente soggettiva che se io immagino, immagino l’adesso e il prima e il dopo so che ce li siamo mangiati quell’ultima volta mentre dormivamo insieme e all’indomani, chissà come, avevamo ancora tanta, troppa fame.
Chissà cosa ne pensi degli addii sospesi dentro un ciao: che tanto addio non siamo capaci a dircelo davvero perché ci sembra inutile, e mentre lo pronunci le labbra ti si increspano in sorrisi a tradimento e voglia di baciarci altro; e quindi piantala di fingere che dobbiamo andare via: io sono qui e qui rimango e ci sei pure tu.

Chissà cosa ne è stato di tutte le tacite rimostranze sui dovevi, dovevo, sui porcamiseria io non ti capisco e tu non capisci me, quando il bello è proprio non comprendersi a vicenda, per poi scoprire che si è talmente simili da potersi dar tutto e tutto togliere in un sol battito di mani.
Chissà cosa ne pensi, tu, dell’aria che respiri quando io non vedo e di quel che non dico quando tu mi ascolti: quanti discorsi inutili abbiamo sciorinato, politici d’affetto e di vissuti incontrollabili, provando a chiuderci dentro gabbie ben definite, e tetti di panna e burro sopra cui volare per sentirci liberi di fingere di esser liberi.

Chissà cosa ne pensi di due che, separati, sono comunque uno eppure sono due: dai, facciamo che, a unirsi, quei due diventano ogni volta un po’ più grandi e forti e non rinunciano a sé stessi, eppure sanno fondersi le volontà d’appartenersi anche soltanto per un attimo infinitesimo del circolare della vita.
Chissà cosa ne pensi del mondo che intorno crolla, eppure ne sorrido perché la fissità del mio sentire mi porta, sempre e comunque, la testa dov’è la tua e io ti annuso perfino dentro l’aria densa di pioggia che vorrebbe soffocarmi fino ad annegare, ma non riesce perché vinco io che so nuotare anche sott’acqua, specie se nuoto la corrente che mi porta a te.

Chissà cosa ne pensi del tutto dentro al niente, del forse, del probabilmente.
Chissà cosa ne pensi del fottere questo tempo che ci resta da passare fuori dal tempo stesso e stringerci, stringerci forte, fino a ferirci.

Chissà cosa ne pensi, ancora, del fatto che io e te, tu ed io, sappiamo bene come si fa a farsi male il bene e bene il male.

Chissà cosa ne pensi: chissà, poi, se ci pensi.

Cosa ne penso io no, non ho voglia di dirlo: tutto quello che so, adesso come prima, come sempre, come mai, è che se mi esiste dentro all’anima un infinito, lì, in fondo, c’è nascosto un nome ed è nascosto talmente tanto bene da rendersi illeggibile anche a me.

Chissà se lo sai tu, qual è.

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