La Semiografia musicale: dalla tradizione al nuovo mondo multimediale

(da”Il Suono Visibile – Semiografia del Sentire Soggettivo“, Capitolo III, p.1.1)

Per definizione il termine semiografia (dal greco sìmêion = segno e  graphía  = scrittura) viene usato per indicare un tipo di scrittura costituita da segni abbreviati e convenzionali, intendendo la parola segno nella sua accezione semiologica così come viene definita da Ferdinand de Saussure, ovvero: “Segno = rapporto tra significante (immagine acustica del suono che viene riprodotto) e significato (il concetto che si esprime)”.
In musica, per semiografia si intende quella parte della teoria musicale che si occupa dei segni e dei simboli utilizzati per mettere su carta ciò che viene suonato. Si occupa dunque di trasformare suoni e ritmiche in note e pause che trovano collocazione nel cosiddetto spartito o partitura.
Il sistema dei segni convenzionali utilizzati nell’ambito della notazione classica viene così diviso in sezioni:
·        Notazione delle altezze tramite il pentagramma, i tagli addizionali, le chiavi, le alterazioni;
·        Notazione delle durate mediante le forme delle stesse note, i segni di prolungamento quali le legature di valore, il punto di valore, il punto coronato, i gruppi irregolari, i segni di legato, staccato etc.;
·        Notazioni di tempo, di movimento, di intensità, di timbro, abbreviazioni e abbellimenti indicati con segni numerici o alfabetici all’inizio e durante la composizione.
Tutto ciò assume un senso logico, preordinato e assoluto fino agli inizi del Novecento, momento a partire dal quale lo sviluppo ulteriore della composizione, l’avvento delle macchine per fare musica e la loro conseguente evoluzione, portano i compositori alla necessità di nuove forme grafiche per esprimere quanto accade nelle proprie opere.
È in questo momento che la semiografia musicale perde il proprio carattere istituzionale per assurgere a forma creativa essa stessa. Ogni autore decide, sceglie accuratamente e utilizza un proprio sistema di segni, che può variare di volta in volta in base a quanto si desidera comunicare visivamente rispetto a ciò che si è creato. Questo nuovo modo di scrivere musica diviene inoltre espressione di una trasmissione di informazioni molto più personale e intima, in quanto diretta estrinsecazione di ciò che l’artista desidera rendere noto e comprensibile rispetto alla propria idea compositiva, anche ai fini di un’esecuzione dei propri lavori da parte di strumentisti; tutto risulta così unico e vario, anche se a volte di difficile interpretazione, e dà una piena dimensione dell’assoluta indipendenza di ogni singolo atto creativo appartenente al corpus delle opere di un artista, ma anche rispetto a composizioni di altri musicisti.
Ed è proprio da queste nuove necessità grafico/espressive, che si rivelano importanti al fine di rendere visibile e comprensibile  l’idea artistica, che prende vita un nuovo modo di intendere la scrittura musicale, che  diviene ora non soltanto semplice annotazione di quanto in un brano avviene, ma anche  elemento fondamentale per un ascolto corretto di quanto composto. Nasce in questa ottica la cosiddetta partitura d’ascolto, che potremmo definire come una vera e propria guida su carta a sostegno di quanto realizzato acusticamente, utile soprattutto nella misura in cui facilita la comprensione del procedere temporale e delle dinamiche di flussi di suoni realizzati con l’ausilio dell’elettronica, ai quali è difficile dare collocazione entro un tradizionale foglio di carta pentagrammata. La partitura d’ascolto diviene così ulteriore strumento comunicativo, rappresentativo di quanto viene eseguito, di quanto si vuole far percepire, di quanto non si può esprimere con i soli mezzi tradizionali, di quanto necessiti di qualcosa di più di un mero sistema di segni e codici prestabiliti che rendano visibili note, pause, dinamiche e indicazioni temporali, e in tal senso essa rappresenta un elemento estremamente importante nell’evoluzione artistica contemporanea.
Tuttavia il concetto di nuova semiografia, sebbene innovativo e personale, arricchito di elementi unici e forme rappresentative sempre diverse, non si distacca però dalla semiografia musicale classica in un aspetto grafico sostanziale, ovvero il suo carattere bidimensionale.
Per bidimensionalità si intende l’attinenza di un qualsiasi oggetto, segno o immagine al campo di due dimensioni spaziali: la larghezza e la lunghezza (in matematica x e y). Solitamente viene specificata con l’abbreviazione 2D, con il significato di due dimensioni.
Caratteristica di un elemento bidimensionale è l’assenza, nella sua rappresentazione, della terza dimensione, ovvero la profondità. Di conseguenza un oggetto bidimensionale si sviluppa e viene rappresentato unicamente su superfici piane. Esempi di rappresentazioni 2D sono le fotografie, le stampe, i quadri classici in cui manca il senso prospettico e così via.
A questo modo rappresentativo, al giorno d’oggi, grazie all’ausilio di macchinari sempre più sofisticati, si contrappone la tridimensionalità, che indica un oggetto, segno o immagine che si sviluppa nell’ambito di tre dimensioni spaziali: larghezza, lunghezza e profondità (in matematica x, y e z).
Il suo acronimo è 3D e sta a significare letteralmente tre dimensioni. Questa abbreviazione viene spesso utilizzata come specifica qualitativa (vedi ad esempio i termini computer grafica 3D, video 3D, cinema 3D, occhiali 3D, suono 3D etc.).
Ciò che comunemente si ottiene grazie alla rappresentazione 3D, è la riproduzione prospettica, ovvero dotata di profondità, di immagini, suoni e in generale di ogni esperienza sensibile, il cui fine è tendenzialmente quello di creare sensazioni di realtà o quantomeno realisticità nell’approccio nei confronti di quanto viene riprodotto.
Questo percorso delle arti grafiche verso una nuova dimensione descrittiva porta alla conseguente necessità di evoluzione della rappresentazione del segno stesso, che richiede l’adeguamento alle nuove tecnologie e ai nuovi linguaggi artistici, tra i quali emergono in particolare la Computer Grafica e la Computer Animation, che oggi prendono il posto, o sarebbe meglio dire affiancano, pur non rinnegandole, tutte quelle tecniche di scrittura e di immagine che consentivano alla carta stampata o manoscritta l’assoluto primato sulla comunicatività.

Simona

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